La Storia della Scomparsa del Denaro


[fiaba della buonanotte cattiva per adulti intelligenti]

Un giorno il denaro scomparve dalla Terra. Accadde all’improvviso, e in molti non vi credettero, perché era risaputo che il denaro non poteva né crearsi né distruggersi, e quindi continuavano a cercare sotto i materassi e agli sportelli delle banche. Ma era successo: i soldi, d’un tratto, avevano cessato di esistere. Molte cose, da quel momento, cominciarono a cambiare: i rapporti di acquisto e vendita andavano ridisegnati, i rapporti stessi tra le persone dovevano essere ridefiniti e la società umana medesima, da tempo suddivisa a seconda della ricchezza posseduta da ognuno, aveva perso la sua schematica organizzazione. Gli uomini parevano confusi. Alcuni si uccisero, tanto l’assenza del denaro aveva stravolto il loro mondo.

I primi a farla finita furono i Banchieri: i luoghi dove avevano costruito le loro carriere e il senso stesso delle loro vite non avevano più ragione di esistere. Le banche dovevano essere chiuse, forse convertite in altro, o addirittura distrutte. I Banchieri non erano più guardati con timore da nessuno: senza denaro, non avevano alcun potere; senza denaro, non avrebbero potuto più tenere in ostaggio nessuno, né tanto meno dettare le regole del vivere a seconda dei loro interessi. Si uccisero tutti: lasciarono biglietti malinconici, dove rimpiangevano l’autorità un tempo avuta, il terrore che suscitavano e la facilità con cui il denaro permetteva loro di giudicare le persone. Se ne andarono ad affogarsi in fiumi, laghi e mari, perché era una morte pulita e poco dolorosa: del resto, non avevano mai amato le soluzioni complicate.

I secondi ad andarsene, la maggior parte con una corda al collo, furono i Politici: un mondo senza denaro pareva loro ingovernabile e caotico, e le politica in sé, senza denaro, aveva perso tutto il suo fascino. Molti cercarono di allearsi con i Banchieri, come era accaduto tante volte in passato, pensando di potere plasmare altro denaro in un tempo ragionevole ma, una volta scoperto che sarebbe stato impossibile, non videro nel nuovo mondo nessuna ragione per cui restare in vita. Quasi tutti si impiccarono nei propri uffici: morire senza toccare suolo dava, per qualche istante, una sensazione di onnipotenza. Si chiusero quindi i parlamenti e i palazzi di governo e vennero abolite le tasse. Nel frattempo gli uomini e le donne rimasti cercavano di organizzare le proprie esistenze senza il denaro: si tornò al baratto, si assegnarono valori a frutta, verdure, grano e bevande, poiché il cibo pareva l’unica cosa di cui tutti realmente avevano bisogno. Ma la disperazione per la scomparsa del denaro, per alcuni, rimaneva inaccettabile.

I terzi a decidere di uccidersi, ormai senza speranze, furono i Signori della Guerra e i Signori dei Farmaci: in un mondo senza denaro, nessuno aveva più ragione d’ammazzare e bombardare, e senza denaro non si riusciva più a produrre malattie ed epidemie sufficienti per mantenere in vita il commercio farmaceutico. Inoltre, senza Banchieri e Politici, né guerre né malattie avevano alcuna speranza di poter continuare a esistere. Così i Signori della Guerra, disperati, scavarono un’enorme buca in riva all’oceano, s’infilarono tutti dentro al cratere e vi fecero esplodere una bomba potentissima: la deflagrazione li fece a pezzi e scagliò i loro resti nelle acque del mare, e i pesci se ne cibarono. I Signori dei Farmaci, invece, scelsero un modo più silenzioso per andarsene: chiusero tutte le aziende farmaceutiche, bevvero tutti i loro intrugli, si iniettarono tutte le loro sostanze e inghiottirono tutte loro pasticche. Cercarono quindi di raggiungere il polo Nord, per morire nel silenzio del ghiaccio, dove nessuno li avrebbe visti implodere e vomitare gli organi, ma molti lungo il tragitto non ce la fecero, e gli uccelli ne banchettarono.

Il mondo era quindi lentamente più vuoto: banche, parlamenti, fabbriche di armi e aziende farmaceutiche rimaste intatte furono convertite in scuole, perché senza denaro in circolazione bambini e adulti avrebbero dovuto apprendere un nuovo modo per rapportarsi alla vita quotidiana. Nel frattempo, pesci e uccelli si moltiplicarono, vista la recente abbondanza di resti umani di cui nutrirsi, e le acque parevano più vive e i cieli pieni di respiro. Molti uomini e molti donne si erano ormai abituati al baratto e smisero di pensare al denaro, quasi che esso non fosse mai esistito.

Eppure, al mondo, c’era ancora qualcuno di estremamente infelice, qualcuno a cui il denaro mancava moltissimo. Questo qualcuno non capiva come l’umanità avrebbe potuto farcela: si trattava del Signore delle Bugie, il controllore di tutte le menti e di tutte le parole. Il Signore delle Bugie era sempre stato abituato a essere pagato in denaro da Banchieri, Politici, Signori della Guerra e Signori dei Farmaci per dire alla gente cosa pensare, per dire loro quando l’economia andava bene o male, quando i Politici avevano ragione, quando una guerra stava per scoppiare e quando era il caso di prendere una pastiglia o farci vaccinare. Senza denaro, l’esistenza del Signore delle Bugie era svuotata, disossata: nulla da raccontare nei giornali, nelle televisioni, nelle radio, niente da mistificare e distorcere. Il Signore delle Bugie era molto vecchio e farla finita non gli pareva poi una alternativa così terribile: aveva abitato il mondo per lungo tempo, la stanchezza era molta e la disperazione per l’assenza del denaro troppo profonda. Decise così di uccidersi e non pensarci più: non c’erano pistole con cui spararsi o farmaci con cui avvelenarsi, così il Signore delle Bugie scelse di andare nel deserto e lasciarsi bruciare dal sole. Prese fuoco quasi subito: quando le fiamme si placarono, nella sabbia della duna rimase una conca dove i cammelli cominciarono a depositare acqua fresca, fino a farla diventare un’oasi. Gli altri uomini, donne e bambini continuarono a vivere, ormai dimentichi di com’era stato il loro mondo con il denaro: molti di loro avevano visi più distesi, meno ombre addensate negli occhi e meno oggetti di cui preoccuparsi. I furti e le ruberie erano notevolmente diminuiti e in tanti avevano cominciato a prendersi cura della terra, piantando frutta e ortaggi davanti alle proprie case. I suicidi di massa di Banchieri, Politici, Signori della Guerra e dei Farmaci e del Signore delle Bugie non avevano turbato particolarmente la comunità mondiale: inoltre, sulla Terra, c’era adesso molto più spazio.

Il denaro non ricomparve mai più. Tutti smisero di chiedersi che fine avesse fatto e si adattarono alla nuova vita piena di cose semplici, pesci e uccelli. Tutti sembravano più felici. Nessuno si ammalava più, nessuno provava più il desiderio di fare del male a qualcun altro. E fu proprio osservando questa nuova felicità che il Bambino decise di lasciare tutto così com’era: una volta che Banchieri, Politici, Signori della Guerra e dei Farmaci e il Signore delle Bugie si erano levati di mezzo, aveva pensato di far ritornare il denaro sulla Terra, gradualmente. Ma forse no, forse era meglio lasciare le cose così com’erano diventate. Il Bambino aveva quindi richiuso il suo armadio, ignorando il denaro che si dibatteva all’interno e pigiava contro le ante per uscire, aveva preso un fiammifero e gli aveva dato fuoco. Aveva osservato l’incendio divampare e abbagliare la sua camera da letto: non ricordava come mai il denaro del mondo avesse deciso di nascondersi nel suo armadio, ma era accaduto. Esso era parso molto provato e molto consumato, contento di prendersi una pausa dalle faccende umane. Non sapeva, tuttavia, il denaro, che il Bambino era molto più saggio degli adulti con cui di solito aveva a che fare. Così ora bruciava, morendo per sempre, e il Bambino rideva. Sua madre era piombata nella sua stanza, tossendo e sbraitando che non si giocava con il fuoco, ma il Bambino era rimasto immobile, contemplando la fornace che brillava nel cuore della sua camera da letto, fulgida e rabbiosa.

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Aspettare


Un’attesa: i sei minuti inaspettati nel tunnel della metropolitana. La panca è sgombra e un topo si lancia da un’estremità all’altra della piattaforma. Mutismo di rotaie, annunci ed esseri umani. La cupola di St Paul era uno sperone abbagliante nella notte, ma ora Londra è questa serpentina di viscere. Aspettare un treno che, insolitamente, ci metterà sei minuti ad arrivare. Compare un corpo pelato, che sbuffa alla lettura del ritardo. Ripassa il topo, adesso con più con calma. Non sto facendo niente. Per un volta, non sto facendo assolutamente niente. Non sto scendendo scale mobili, saltando da un autobus all’altro o fendendo la folla. È inusuale. Tutto, a Londra, è sempre puntuale e incastrato con precisione. Tabelle e programmi. Controllo su tutta la materia che si muove, sui minuti e sulle coincidenze, sulle scarpe in fila lungo le piattaforme e gli orologi digitali delle stazioni. A Londra non si aspetta mai nulla. Tutto arriva quando ci si aspetta che debba arrivare. Ma stanotte l’ingranaggio si è inceppato di sei minuti e il percorso pianificato del londinese medio deve sottostare al tunnel nudo, al conto alla rovescia, al tacco che batte la sua impazienza contro la linea gialla. E lo vedo: il pelato è un morto che cammina, pure stanotte che potrebbe respirare l’aria elettrica della fermata di St Paul e soffermarsi sulla differenza tra cielo e soffitto, pure in questi sei minuti in cui potrebbe sedersi e notare il topo correre e me guardarlo. Ma resta un cadavere capace di stare in piedi, materia pallida nel movimento a incastri. Mi vedi? Sono quella immobile, che con una tristezza feroce ti pensa, e pensa a come scrivere di te e del tuo sollievo morboso davanti ai vaghi fari gialli del treno. No, non mi vedi. E così il prezzo dell’efficienza diventa l’assenza di tempi morti: essenziali, per ricordarsi di essere vivi.

Il mio Paese scassato


 

per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti